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Provenance: Casa Balla, Roma, n. 171
Unione Italiana di riassicurazione S.p.A., Roma (acquistato nel 1980)
Ivi acquisito dall'attuale proprietario
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Exhibited: Parigi, Galerie Cahiers d'Art, Exposition de peintures, de gouaches et de dessins de Giacomo Balla, 1957, n. 16
Roma, Galleria L'Obelisco, Balla: stati d'animo, 1968, n. 20
Venezia, XXXIV Biennale Internazionale d'Arte, Quattro Maestri del Primo Futurismo Italiano. Balla, Carrà, Russolo, Severini, 1968, n. 47
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Literature: M. Drudi Gambillo, T. Fiori, Archivi del futurismo, Roma 1962, vol. II, pag. 172, n. 265, illustrato pag. 142, n. 365
G. Lista, Balla, Modena 1982, pag. 326, n. 697, illustrato
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Notes: Ecco un'altra opera di Balla che ha come soggetto una sola parola, c'è da chiedersi quale sia la sorpresa contenuta in questa composizione in cui l'astratto e il decorativo sono perfettamente bilanciati, che derivi dal suo intento di colorare le parole? Non a caso Balla, definito anche "cantore dell'iride", ama il colore e in quest'opera utilizza i tre colori primari (giallo, rosso, blu) supportati dai cosidetti colori neutri o "non colori" ovvero il bianco e il nero; nella composizione i cinque colori si presentano in maniera decisa (grazie anche alla natura primaria che li caratterizza) ed esplosiva, mantenendo perfettamente bilanciata la componente decorativa; forse è proprio nello sfruttare accostamenti di colore implacabili, all'epoca considerati dissonanti, che Balla sembra voler rieccheggiare una musica di Russolo o una poesia di Palazzeschi. Come dice il proverbio "il silenzio è d'oro"e Balla preferisce gridare (come gli ha insegnato Marinetti) ma le parole sono variopinte. Il linguaggio è colore: l'astrazione che si basa sul linguaggio sarà allora (se il sillogismo regge) una apologia del colore. E in questo senso si può anche citare un altro dei suoi implacabili assiomi: "il silenzio è di velluto, le parole sono di tutti i colori".
(M. Fagiolo dell'Arco, Balla In Europa, Il Paesaggio Artficiale, catalogo mostra "Balla e i Futuristi" pag. 11, Roma Galleria Sprovieri 1989 a cura di Maurizio Fagiolo dell'Arco)
Niente neofuturismo nelle opere di Balla degli anni Venti: piuttosto l'applicazione cosciente di questa nuova scintillante armonia. Può essere "decorativa" questa pittura...: perchè è "astratta" perchè è "semplice", perchè insomma è riproducibile. L'idea dell'arte pensata da uno ma destinata a essere fatta e compiuta da tutti e per tutti è un'altra delle "grandi illusioni" che l'avanguardia storica ha lasciato ai suoi pargoli degenerati.
(M. Fagiolo dell'Arco, Balla In Europa, Il Paesaggio Artficiale, catalogo mostra "Balla e i Futuristi" pag. 11, Roma Galleria Sprovieri 1989 a cura di Maurizio Fagiolo dell'Arco)