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Artist or Maker: GIACOMO BALLA 1871 - 1958
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Date: Eseguito nel 1913 circa
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Provenance: Casa Balla, Roma, n. 785
Collezione Valentina Orsini, Roma
Collezione Giorgio Franchetti, Roma
Ivi acquistato dall'attuale proprietario
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Exhibited: Basilea, New York, Roma, Futur Balla profeta dell'Avanguardia, 1982, pag.19, illustrato
Zurigo, Kunsthaus, Disegno Italiano 1908-1988, 1988, pag. 85, illustrato
Verona, Palazzo Forti, Collezione Giorgio Franchetti - Premio Koiné SEAT per l'arte, 1999, pag. 33, illustrato
New York, PS1, Minimalia. An Italian Vision in 20th Century Art, 1999-2000, pag. 126, illustrato
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Literature: G. Lista, Balla, Modena 1982, n.273, pag.183, illustrato (intitolato Studio per compenetrazione iridescente e datato 1912)
G. e M. Fagiolo dell'Arco, Balla: the futurist, Milano 1987, pag. 23, illustrato
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Notes:
Fin dalle opere pre futuriste Balla evidenzia i particolari della visione naturalistica che esemplificano la struttura razionale del pensiero, basti pensare ad opere come Elisa al cancello e Il Fallimento entrambi eseguiti nel 1902, dove il cancello, la finestra e i battenti della porta diventano il fulcro della composizione. In questo modo Balla denaturalizza l'evento, selezionando e quindi razionalizzando l'azione per poi tramutarla in geometria.
Nelle opere pre futuriste la forma della razionalità è individuata simbolicamente in alcuni particolari all'interno della veduta naturalistica mentre in opere successive come le compenetrazioni iridescenti l'immagine naturalistica viene abbandonata per dare forma agli effetti di rifrazione dell'energia luminosa secondo un percorso che dalla natura passa per la geometria e conduce all'astrazione.
E' noto come l'interesse scientifico per gli effetti prodotti dalla luce siano caratteristici dell'opera futurista di Balla. Con l'esecuzione de le compenetrazioni iridescenti iniziate nel 1912 durante il suo soggiorno a Dusseldorf, Balla riduce a schemi geometrici e triangoli gli effetti della luce e del movimento. In Studio per Compenetrazione iridescente eseguita nel 1913, l'artista dopo aver fatto tutti gli studi sulla forma da dare ai colori della luce si concentra sulla nozione dello spazio infinito in movimento.
Se da una parte l'artista crea una prospettiva rinascimentale portando tutti i punti verso l'infinito, verso un punto di fuga sul piano dell'orizzonte, dall'altra da luogo ad un'operazione più complessa, scegliendo una griglia, dividendola a metà e poi ancora dividendo le due metà in ascisse e ordinate collocate in parallele distanziate secondo una progressione aritmetica (1-1.5-2-2.5-3-3.5). Le ordinate sono poste ad una distanza progressivamente in aumento finchè implodono al centro, le ascisse sono poste nella stessa progressione di distanze in espansione verso l'esterno. Impostate le ascisse e le ordinate, l'artista porta la prima coppia di linee convergenti all'infinito. Poi porta la seconda coppia, ma intanto è trascorso del tempo, e il tempo sposta il punto d'incontro delle linee di fuga sul piano dell'orizzonte. In questo modo, Balla arriva allo spazio infinito in movimento, cioè alla quarta dimensione. Quest'opera simboleggia, quindi, l'attenzione che l'artista ha volto al voler individuare la forma come griglia razionale di conoscenza ovvero come connessione con l'universo e con lo spazio, esattamente dieci anni prima che Einstein formulasse l'equazione spazio-tempo.