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Notes: La prima versione del battesimo di Sant'Afra, dipinta da Francesco Bassano per la chiesa di S. Afra a Brescia, risale alla prima metà degli anni Ottanta del Cinquecento (cfr. W. E. Arslan, I Bassano, Milano 1960, II, fig. 236-238). Nel presente dipinto la struttura compositiva è più rarefatta rispetto all'opera bresciana e le figure appaiono più isolate e con profili più netti anche per effetto di un minore dispiego dei bagliori di luce artificiale. L'ambientazione notturna costituisce un riflesso della maniera dell'ultimo Tiziano e Tintoretto, a cui Francesco, trasferitosi da Bassano a Venezia nel 1578 guarda con attenzione, trovando un precedente nella Presa di Padova, dipinta intorno al 1580 per il soffitto della Sala dello Scrutinio in Palazzo Ducale a Venezia. La fioca illuminazione conferisce al racconto sacro una dimensione più intima che stempera la monumentalità del formato impostata sulle diagonali, secondo uno schema che rimanda al Battesimo di Lucilla di Jacopo (Bassano, Museo Civico), in cui la santa è ripresa di spalle inginocchiata di fronte all'officiante. Assistono al battesimo umili popolani, tra cui campeggiano in primo piano la bambina con in una mano un 'bussolà', tipico dolce veneziano ed il ragazzo che soffia sul carbone acceso. Sant'Afra, vergine e martire, è patrona della città di Brescia, insieme ai santi Faustino e Giovita. Secondo alcune fonti Afra era moglie del nobile bresciano Italico, che avrebbe portato un simulacro in onore di Saturno nell'anfiteatro della città, offrendo in sacrificio martiri cristiani. Afra mentre assisteva al crudele supplizio di Faustino e Giovina imponendo il segno della croce avrebbe arrestato miracolosamente la furia di cinque tori, che si accovacciarono docilmente ai piedi dei santi. Al cospetto di tale prodigio, tremila spettatori si convertirono al cristianesimo. Sul luogo del martirio fu eretto un edificio di culto dedicato alla memoria di Faustino e Giovita, e nel 806, fu rintitolato a Sant'Afra, a seguito della traslazione dei corpi dei due santi in un'altra chiesa.