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Exhibited: Torino, Civica Galleria di Arte Moderna, Mostra commemorativa delle opere di Antonio Fontanesi, 1932, n. 238
Cremona, II° Fiera Nazionale d'Arte Antica e Pittura dell'800, 1938, n. 193
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Notes: Reca cartellino sul retro con il n. 41/ Antonio Fontanesi/ donne alla fonte
Fu nel corso degli anni cinquanta che l'abilità di vedutista, già testimoniata dai lavori del decennio precedente, si aggiornò sull'esempio del grande maestro francese, Jean-Baptiste Camille Corot, che il pittore originario di Reggio Emilia poté conoscere grazie a Barthélemy Menn, artista di formazione parigina e tramite dell'introduzione del grande maestro francese nell'ambiente ginevrino. Dal 1850 fino al 1865 infatti Antonio Fontanesi si allontanò dall'Italia per un lungo soggiorno a Ginevra.
Negli anni a seguire poté ammirare a Londra anche i lavori di Constable e Turner ed elaborare un suo stile personalissimo, caratterizzato da un uso anticonvenzionale del colore e dall'impiego di una pennellata libera e sfrangiata, che tanto colpirà Pellizza e Segantini. Il suo stile, lontano dal "finito" accademico e così poco narrativo, trovò in patria forti diffidenze e, a parte il riconoscimento accordatogli dai macchiaioli toscani, fu pienamente compreso solo alla fine del secolo, grazie alla mostra retrospettiva organizzata a Torino nel 1892.
Nel paesaggio che presentiamo, datato al 1860, sono già presenti in nuce gli elementi della poetica fontanesiana. Il pretesto che muove alla creazione del quadro non è quello della rappresentazione del paesaggio naturale, ma la sua interpretazione sentimentale: al pittore interessa la resa dell'infinito naturale, nella cui vastità si perde la figura umana, e naturalmente il tema della luce. E' una visione rarefatta, permeata da una luce vibrante resa attraverso una particolare tecnica pittorica.
Come è stato osservato, "Fontanesi è un naturalista (...) però non ha interesse alcuno per la resa del vero: piuttosto per quella della visione". "...delle cose che vede gli interessano i riflessi interni alla sua coscienza e fantasia, i riscontri e le suggestioni emotive. E qualche volta i paesaggi sono per lui emozioni pure, vibrazioni del cuore, oppure trasfigurazioni mentali" ( R. Bossaglia, Fontanesi: un misterioso richiamo, in Antonio Fontanesi e la Ricci Oddi, Piacenza, Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi, aprile-giugno 1996, Milano, 1996, pag. 18).